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domenica 9 marzo 2014

Che cos’è una tentazione?

 la tentazione

Possiamo definirla come la suggestione operata dal maligno sulla memoria e l'immaginazione umana, finalizzata a far preferire il male piuttosto che il bene, o un male maggiore di contro a uno minore, o un bene minore di contro a uno maggiore.
La tentazione è l'attività ordinaria del demonio, perché colpisce tutti gli uomini quotidianamente, ed indistintamente (il diavolo non dorme!) e mira all'allontanamento dell'uomo da Dio mediante il peccato, che lo porti alla dannazione eterna.

Normalmente il diavolo e i suoi strumenti per tentarci agiscono sulla tendenza al peccato che è radicata in noi stessi per la colpa di Adamo ed Eva, agiscono quindi sul disordine interiore causato in noi dai nostri peccati. S. Ignazio di Loyola dice a riguardo nei suoi “Esercizi spirituali” che

[327] Quattordicesima regola. Così pure il demonio si comporta come un condottiero che vuole vincere e fare bottino. Infatti un capitano, che è capo di un esercito, pianta il campo ed esamina le difese o la disposizione di un castello, e poi lo attacca dalla parte più debole. Allo stesso modo il nemico della natura umana ci gira attorno ed esamina tutte le nostre virtù teologali, cardinali e morali, e poi ci attacca e cerca di prenderci dove ci trova più deboli e più sprovveduti per la nostra salvezza eterna.
L’azione del diavolo, o meglio dei vari diavoli, è personalizzata e specifica su ogni uomo, tuttavia essa può essere delineata in linea generale seguendo un testo di s. Ignazio di Loyola, che traiamo ancora dai suoi “Esercizi spirituali” denominato la “Meditazione delle due bandiere”, testo che va inquadrato nella completa dottrina che la Scrittura e la Tradizione della Chiesa ci offrono su questo tema.
[140] Primo punto. Immagino nel vasto campo di Babilonia il capo degli avversari, che siede su un grande seggio di fuoco e di fumo, orribile e spaventoso nell’aspetto.
[141] Secondo punto. Considero che egli chiama a raccolta innumerevoli demoni e poi li sparge, chi in una città chi in un’altra, per tutto il mondo, senza tralasciare alcuna regione o luogo o stato di vita, né alcuna persona in particolare.
[142] Terzo punto. Considero il discorso che egli rivolge loro, incitandoli a gettare agli uomini reti e catene; come di solito avviene, cominceranno ad attirarli con l’avidità delle ricchezze; così essi giungeranno più facilmente alla ricerca del vano onore del mondo, e infine a un’immensa superbia. Vi sono perciò tre scalini: il primo è la ricchezza, il secondo il vano onore, il terzo la superbia; da questi tre scalini egli spinge gli uomini a tutti gli altri vizi.
[143] Tutto al contrario si deve immaginare il sommo e vero capitano che è Cristo nostro Signore.
[146] Terzo punto. Considero il discorso che Cristo nostro Signore rivolge a tutti i suoi servi e amici, che invia a questa missione, raccomandando loro che cerchino di aiutare tutti gli uomini: li condurranno anzitutto a una somma povertà spirituale e, se la divina Maestà così vorrà e intenderà sceglierli, anche alla povertà materiale; poi al desiderio di ricevere umiliazioni e disprezzi, perché da questi nasce l’umiltà. Vi sono perciò tre scalini: il primo è la povertà opposta alla ricchezza, il secondo l’umiliazione e il disprezzo opposti al vano onore del mondo, il terzo l’umiltà opposta alla superbia; da questi tre scalini li guideranno a tutte le altre virtù.

Dunque il demonio fa leva, secondo s. Ignazio, sull'avidità della ricchezza, sulla ricerca del vano onore, ed ifnine sulla superbia per portare l’uomo a tutti i vizi. Cioè il demonio sa, per esperienza, che dopo il peccato originale noi siamo attratti in modo disordinato dalle cose sensibili, siamo attratti in modo disordinato dal piacere e fuggiamo in modo disordinato il dolore, siamo attratti quindi dalla ricchezza cioè da ciò che ci procura il piacere ; sa che siamo attratti disordinatamente a volere l’onore da parte degli altri ; sa che siamo attratti disordinatamente a mettere noi stessi come centro assoluto e fine della nostra vita; perciò lavora precisamente su questi aspetti per farci peccare.
Sono queste le leve attraverso le quali egli agisce su di noi per spingerci a compiere quello che egli vuole.

Avidità per la ricchezza
S. Ignazio mette in evidenza sopratutto l’avidità per la ricchezza, cioè, come detto, tutto ciò che riguarda il piacere fisico; tale ricchezza include, più o meno direttamente, per contrario, ogni forma di fuga disordinata dal dolore fisico e dalla morte.
Il demonio ci tenta offrendoci (direttamente o attraverso i suoi strumenti ) ricchezza, piacere fisico, fuga dalla sofferenza in cambio della nostra disobbedienza alla Legge di Cristo Signore.
Pensate all’azione del diavolo nel deserto, contro Gesù: anzitutto lo ha tentato sull’aspetto fisico, spingendolo a mangiare, a soddisfare la fame che sentiva. Pensate all’azione di tanti tiranni contro i nostri fratelli cristiani di tutti i tempi: quale arma hanno usato per spinger loro a rinnegare la fede? Spesso hanno usato le torture, spesso raffinatissime e dolorosissime ; appunto perché l’uomo, ferito dal peccato, messo sotto torchio con la sofferenza o con la minaccia della sofferenza facilmente cede preferendo la tranquillità apparente nel peccato piuttosto che la sofferenza nella vita santa. Altre volte hanno usato gli allettamenti del piacere, delle ricchezze materiali. Quante persone si sono lasciate trascinare al peccato con queste tentazioni riguardanti la ricchezza e il piacere fisico. Pensiamo a Giuda, nel vangelo: ha abbandonato Gesù per il denaro. Il diavolo apparendo a s. Antonio disse che con la tentazione del piacere sensuale , in particolare di quello venereo, aveva fatto cadere in peccato molti. Chiaro è che se noi siamo veramente uniti a Cristo nella carità, nella fede, nella speranza, non cediamo alle tentazioni del diavolo e resistiamo con Cristo ad esse; pensiamo ai martiri: uniti a Cristo per la fede e la carità essi non sono caduti nella tentazione di peccare pur essendovi spinti dai loro carnefici con dolori e supplizi terribili. Se siamo uniti a Cristo noi possiamo veramente cogliere il frutto che la Provvidenza vuole realizzare in noi permettendo tali sofferenze: cioè il frutto della santità più gloriosa ed elevata.
La vana gloria
Ulteriormente il demonio , come fa notare s. Ignazio, può servirsi del nostro vano desiderio di essere onorati, di essere considerati, per spingerci ad agire fuori dell’ordine stabilito da Dio. Infatti, sempre a causa del peccato originale e degli altri nostri peccati, noi siamo diventati molto poco resistenti alle umiliazioni sicché possiamo facilmente preferire di calpestare la legge di Dio pur di essere onorati o comunque pur di non essere umiliati, disonorati, accusati come uomini malvagi, rei di gravi azioni. Si noti, s. Ignazio sembra porre questo secondo livello come una specie di continuazione del primo; in effetti l’onore implica almeno una qualche ricchezza che la persona nota in sé, ricchezza che ritiene come sua propria e per la quale vuole essere onorato, tale è la ricchezza del buon nome acquistato, è la ricchezza della buona fama, è la ricchezza della buona salute; questo secondo livello di azione del diavolo pur apparendo meno efficace per spingerci al peccato, rispetto al primo, lo può essere, in realtà, molto di più; si resiste più facilmente alla sofferenza fisica, infatti, a volte, che a quella morale causata da continue umiliazioni specie se sono ingiuste e gravemente offensive , quest’ultima infatti provoca intorno a noi un clima così ostile e a noi contrario che può divenire veramente opprimente e ossessivo, facendoci cedere al peccato. Il “buon nome” pensiamoci bene, tra l’altro, spesso impedisce di essere caritatevoli, di prestare attenzione a persone oppresse da altri, etc. ; cioè appunto per conservare l’onore presso gli altri, si evita di seguire la Via della Provvidenza che ci chiede di soccorrere chi è ingiustamente oppresso, danneggiato etc. Non per nulla Gesù dice che siamo beati quando ci insultano e, mentendo,dicono ogni sorta di male contro di noi per causa sua , Gesù, infatti, sa è difficile per noi resistere alle umiliazioni, agli insulti, alle menzogne con cui siamo accusati ingiustamente perciò ci dice che se noi resistiamo a tali persecuzioni siamo particolarmente santi e uniti a Dio e più grande è la nostra gloria in Cielo.
La superbia
Infine il diavolo fa leva sulla superbia . Riflettiamo bene: cosa è la superbia? È il contrario della umiltà per la quale noi ci sottomettiamo a Dio e ci rendiamo conto che tutto il bene che abbiamo viene da Dio. A causa del peccato originale e degli altri peccati personali, la conoscenza della nostra realtà di creature in tutto dipendenti da Dio si è ridotta e con essa si è ridotta la nostra capacità di sottomissione totale a Dio. Il demonio sa bene questo e lavora per farci avere una idea distorta di noi stessi , del mondo e di Dio, sfruttando per questo anche la nostra attrazione al piacere fisico, come detto, e all’onore; cioè il diavolo direttamente o indirettamente tende a farci sentire importanti, degni di godere del piacere, degni di onore e dunque indegni della povertà o delle accuse di altri, indegni della sofferenza, indegni ….di seguire Cristo sulla strada della Croce : così egli ha buon gioco per farci preferire il peccato alla sottrazione del piacere fisico o alla sottrazione dell’onore o all’umiliazione . La superbia, in realtà, anche se qui appare come una specie di ultimo gradino dell’azione del diavolo possiamo dire che, in certo senso è il primo, il peccato infatti ha la radice nella superbia, cioè nella nostra mancanza di sottomissione a Dio. Preferire il peccato alla povertà reale è atto di superbia, preferire il peccato al disonore è ugualmente atto di superbia perché in entrambe i casi si preferisce la propria volontà alla volontà di Dio, si preferisce ergersi dinanzi a Dio invece che sottomettersi a Lui. Dunque la superbia è alla radice del peccato ma è , intesa in certo senso, anche al culmine dell’atto peccaminoso, allorché l’uomo non pecca più per debolezza, come può accadere nel caso del piacere fisico o dell’onore, ma pecca per una perversa malizia che lo fa ritenere una specie di dio davanti a sé stesso. S. Ignazio sembra, nel testo, favorire questa ultima interpretazione, per il fatto che parla di immensa superbia, per dire che la superbia già c’è allorché si pecca, ma diventa immensa quando ci si pone come specie di dio per sé stessi, diventando incapaci di sottomettersi praticamente in tutto all’unico Dio e Signore.
Tutti i peccati possono essere inquadrati alla luce di queste tre leve: mentre tutta la vita spirituale può essere intesa per opposizione a queste tre leve.
Dice infatti s. Ignazio che l’azione di Cristo e dei suoi collaboratori si svolge esattamente nel in senso contrario a quella del diavolo ; si svolge infatti nel senso di spingere gli uomini verso la povertà anzitutto spirituale e poi possibilmente materiale , verso il desiderio di ricevere umiliazioni e disprezzi (per Cristo) e quindi verso l’umiltà; cioè qui il s. fondatore della Compagnia di Gesù usa una terminologia particolare per delineare la vita cristiana nel suo sviluppo che culmina nella umiltà perfetta, cioè diremmo nella carità perfetta per la quale la persona, come disse Dio a s. Caterina da Siena, giunge ad amare così tanto Gesù da desiderare di essere unito a Lui in modo speciale nella sua Passione e Croce, da desiderare di soffrire con Cristo, fino a soffrire delle mancanze di sofferenza per Cristo (vedi anche Santa Gemma Galgani).
La “Meditazione delle due bandiere” che ci ha guidato, in certo modo finora , è estremamente interessante per approfondire l’azione del demonio anche per un’altra indicazione che essa ci offre : per il fatto che mette in evidenza la realtà del mondo come un capo di battaglia su cui si fronteggiano due eserciti, quello di Cristo e quello del demonio.
È bene precisare, come già messo in evidenza più sopra, che Dio è l’unico Signore e dunque Cristo Dio è l’unico Signore del mondo, satana e i diavoli sono creature di Dio, limitate.


In questa linea comprendiamo perfettamente quello che dice s. Ignazio in un altro testo degli “Esercizi spirituali

[314] Prima regola. A coloro che passano da un peccato mortale all'altro, il demonio comunemente è solito proporre piaceri apparenti, facendo loro immaginare diletti e piaceri sensuali, per meglio mantenerli e farli crescere nei loro vizi e peccati. Con questi, lo spirito buono usa il metodo opposto, stimolando al rimorso la loro coscienza con la synderesi della ragione.
Qui, come si vede, il diavolo fa leva sul piacere fisico per poter bloccare la sua preda nel peccato mortale e impedirle di uscire da tale stato.

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