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sabato 22 marzo 2014

Convertitevi: ancora è tempo per non finire all’inferno.

Alle ore 17.30 ieri pomeriggio, venerdì 21 marzo '14, nella chiesa parrocchiale di San Gregorio VII in Roma, il Santo Padre Francesco ha incontrato i partecipanti alla Veglia di preghiera promossa dalla Fondazione "Libera" nella ricorrenza della XIX "Giornata della memoria e dell’impegno" in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, cui hanno partecipato oltre 700 familiari.
a cura della Radio vaticana
Ai mafiosi dico convertitevi! Ve lo chiedo in ginocchio fermatevi di fronte al male”: così Papa Francesco nella veglia di preghiera per i famigliari delle vittime innocenti delle mafie, organizzata dall’associazione Libera di don Ciotti, nella parrocchia di San Gregorio VII a Roma. Domani a Latina sarà celebrata la 19.ma “Giornata della memoria e dell’impegno”. Il servizio di Benedetta Capelli
Entrano in Chiesa mano nella mano il Papa e don Luigi Ciotti. In quel gesto c’è tutta la vicinanza di Francesco alle 700 famiglie riunite per ricordare i loro cari, vittime innocenti delle mafie. E’ una cerimonia lunga e toccante. Le parole del Pontefice sono un balsamo per le ferite del cuore dei padri, delle madri, dei fratelli e sorelle, dei figli o dei nipoti mai conosciuti e allo stesso tempo una spada per i mafiosi: 

Per favore, cambiate vita, convertitevi, fermatevi di fare il male! E noi preghiamo per voi: convertitevi. Lo chiedo in ginocchio. E’ per il vostro bene.
La vita che fate – aggiunge - non vi darà felicità e non porterete con voi il potere ed il denaro: 
Il potere, il denaro che voi avete adesso da tanti affari sporchi, da tanti crimini mafiosi, è denaro insanguinato, è potere insanguinato, e non potrai portarlo nell’altra vita. Convertitevi: ancora è tempo per non finire all’inferno.
“Voi avete avuto un papà ed una mamma – prosegue Papa Francesco - pensate a loro. Piangete un po’ e convertitevi”. Prima ancora aveva condiviso la speranza “che il senso di responsabilità piano piano vinca sulla corruzione” e il dolore per la morte di un bimbo nell'agguato di Taranto: 

Grazie per la vostra testimonianza, perché non vi siete chiusi, ma vi siete aperti, siete usciti, per raccontare la vostra storia di dolore e di speranza. Questo è tanto importante, specialmente per i giovani!
All’inizio della cerimonia, era giunta chiara la richiesta di Stefania Grasso, figlia di Vincenzo, commerciante ucciso a Locri nel 1994, vittima della mafia. “Ci guardi Santo Padre” ripete più volte, “guardi i segni della loro assenza e del loro coraggio”: 

...guardi e legga nel nostro cuore la speranza di coloro che sono certi che le cose possono cambiare, e per questo continuano a combattere.

Battagliero lo è anche don Luigi Ciotti che ricorda il lacerante bisogno di verità – il 70% delle famiglie, afferma, non conosce quale sia - e di giustizia che accomuna i presenti. Vittime anche per caso – ricorda il sacerdote – che si sono trovate in mezzo ad un conflitto a fuoco, oppure che non si sono voltate dall’altra parte: 

Le ricordiamo tutte perché lo spirito di giustizia e verità che ha animato la loro esistenza è ancora vivo. Lo sentiamo sorreggere le nostre speranze e accompagnare il nostro impegno. Chi perde la vita per la giustizia e la verità dona vita, è lui stesso vita. 
E don Luigi ricorda pure chi ha subito sulla propria pelle gli affari sporchi della criminalità: le vittime sul lavoro, persone non tutelate; quelle colpite dai tumori in territori avvelenati dai rifiuti tossici; chi ha usato droghe comprate dai mercanti di morte; gli immigrati annegati nel mare o caduti nei deserti; le donne vittime della tratta. 

Ma vittime sono anche i “morti vivi”. Quante persone “uccise” dentro! Quante persone a cui le mafie hanno tolto la dignità e la libertà, persone ricattate, impaurite, svuotate. Le mafie – la corruzione, l’illegalità – assassinano la speranza!
Eppure c’è chi nella Chiesa è stato una luce – afferma don Ciotti – nonostante “silenzi, resistenze, sottovalutazioni, eccessi di prudenza, parole di circostanza”. Ma una Chiesa che “interferisce” c’è, è una Chiesa che denuncia “l’incompatibilità tra mafie e Vangelo”, che proclama l’annuncio di salvezza, la Parola di vita. Luci sono, solo per ricordarne alcuni, don Pino Puglisi e don Peppe Diana, la cui stola viene indossata dal Papa per la benedizione dei familiari.

A loro si aggiungono giornalisti, magistrati, amministratori onesti, cittadini che si sono ribellati, ma – sottolinea con forza don Luigi – non vanno lasciati soli! Serve uno scatto da parte di tutti, in particolare della politica che si occupa di bene comune. Bisogna rafforzare la confisca delle proprietà delle mafie, incentivare i percorsi coraggiosi dei testimoni di giustizia. 

Oggi dobbiamo dirci con forza insieme che è come se avessero sparato su di noi. Opponiamo al grido di dolore per le persone care che qui ricordiamo, la Parola della Vita. 
E poi il lungo elenco di 842 nomi, tra di loro ci sono anche 80 bambini. 

NOMI…

Francesco ascolta assorto, con le mani giunte e il capo abbassato. 

Grazie, Gesù, perché in questi anni non mi sono mai persa d’animo. Grazie, Gesù!
E’ la vedova dell’agente Vito Schifani, ucciso nell’attentato di Capaci nel quale perse la vita Giovanni Falcone e gli uomini della sua scorta. Rosaria aveva solo 22 anni e un bimbo piccolo, fu lei nel corso dei funerali a commuovere l’Italia perdonando, nel tormento e nel dolore di quel momento, i mafiosi che avrebbero scelto di pentirsi. Legge gli ultimi nomi anche l’ex Procuratore capo di Palermo, Gian Carlo Caselli, amico dei giudici Falcone e Borsellino. 

Nella parrocchia le presenze di quelle vittime sono carne viva. Ogni nome è un sogno spezzato, un desiderio mai realizzato, una mancanza che lascia senza fiato ma la ricerca di giustizia e di verità guida la vita di chi resta, rende forte anche chi vorrebbe soltanto piangere lacrime.

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