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mercoledì 12 marzo 2014

Le distrazioni che ho quando prego possono aiutarmi.


 
Le distrazioni che ho quando prego possono aiutarmi. Mi indicano le parti della mia vita che non sono ancora completamente integrate nella mia relazione col Signore.
Per esempio, se una persona a cui voglio bene si inserisce nella mia preghiera come una distrazione, questo significa che il mio rapporto con quella persona non è stato ancora completamente integrato nella mia relazione con Gesù. Piuttosto che scacciare semplicemente quella distrazione, posso mettere il mio rapporto con quella persona devotamente nelle mani di Gesù, sotto la sua autorità.
Il motivo per cui quella persona è una distrazione è questo: Qualcosa nella mia relazione con quella persona non è completamente sotto l'autorità di Gesù, non è completamente integrato nella mia relazione con Gesù . Se così fosse, allora quella persona non sarebbe una distrazione; lui o lei sarebbero, fin dall'inizio, un oggetto della preghiera. Vale a dire che, poiché qualcosa nel rapporto con la persona a cui voglio bene mi allontana da Gesù nella vita, questo mi allontana da Gesù nella preghiera. E' perché qualcosa nel rapporto con quella persona non è pienamente orientato verso il Signore, che questa diventa una distrazione per la mia preghiera.
Che cosa, in quel rapporto, mi allontana dal Signore nella vita e nella preghiera? La possessività. Posso pensare che voglio troppo bene a quella persona, ma non è mai così. Non vogliamo mai troppo bene alle persone; dovremmo sempre amarle di più. Il problema è che tendo a voler bene in modo possessivo, trattando l'altro più come un oggetto che come un soggetto. Forse uso l'altro per gratificare i miei bisogni. Tendo a possedere la persona a cui voglio bene piuttosto che a lasciarla libera.
Il Signore vuole insegnarmi ad amare così come mi ama lui, a mani aperte, lasciando l'altro libero. Vuole insegnarmi ad amare altruisticamente, per amare, non di meno, ma di più.
Quando, nella preghiera, prego per la persona a cui voglio bene, innalzandola al Signore e ponendo esplicitamente il nostro rapporto sotto l'autorità di Gesù, allora coopero col disegno di Gesù di integrare la mia vita, di integrare questo rapporto di amore nella mia relazione personale con lui. Coopero con l'azione del Signore nella mia vita portando al Signore quella persona e il mio amore per lei. Posso farlo e farei meglio a farlo ogni volta che quella persona diviene una distrazione. Alla fine, quella persona non sarà più una distrazione, ma oggetto di una preghiera di intercessione. In qualunque momento penserò a lei, sarò immediatamente portato al Signore per pregare per quella persona.
Questa stessa procedura è utile per qualunque distrazione: converto l'oggetto della distrazione in preghiera; prego per la persona o per la cosa che mi distrae. Supponiamo che qualcuno abbia ferito me o i miei sentimenti, o entrambe le cose. Turbato mi è difficile pregare. La ferita è nella mia mente come un ostacolo ad entrare facilmente in relazione col Signore, come una distrazione. Posso convertire la distrazione in una preghiera, in un modo di essere in relazione col Signore.
Nel mio cuore perdono quella persona. Prego per quella persona, innalzandola fino a Gesù. E chiedo al Signore di guarire la ferita, di consolarmi. Posso offrire le mie sofferenze al Padre unendole alle sofferenze di Gesù per me sulla croce. Posso chiedere il dono della compassione e della comprensione verso questa persona che mi ha ferito.
Il Signore risponderà alla mia preghiera. Guarirà gradualmente le ferite del mio cuore. Userà quello che è successo per portarmi più vicino a sé.
Oltre ai rapporti positivi di amore e di ammirazione e a quelli negativi di ferimento, di risentimento o di odio, altre cose possono apparire come distrazioni nella preghiera. Posso usarle nello stesso modo.
Se il mio lavoro mi distrae, posso offrirlo al Signore, mettendolo sotto la sua autorità. Se un discorso che devo fare o qualcosa che devo dire in futuro mi distrae, allora, piuttosto che organizzare quello che dirò, affido la mia preoccupazione al Signore, invoco il suo aiuto e la sua guida, lasciando che mi ispiri riguardo a quanto dirò. Egli può ispirarmi subito, nella preghiera, o più tardi, quando vorrà lui.
Se mi distraggono problemi familiari, o progetti per il futuro, o fallimenti reali o possibili, o contrattempi, li rimetto al Signore. Voglio che sia il Signore di tutta la mia vita e di ogni cosa in essa.

 
Cooperando col disegno di Gesù su di me si accresce la mia libertà. A poco a poco mi libero da qualunque cosa che possa allontanarmi dal Signore: il peccato, la paura, lo scoraggiamento, l'ansia, i sentimenti irreali di colpevolezza, e tutti gli altri legami negativi che mi trattengono da un'unione più stretta col Signore.
Quando guardo a Gesù con amore nella mia preghiera, rimettendo con fede tutto nelle sue mani, egli mi porta ad una libertà maggiore: libertà di amarlo e di amare gli altri in modo maturo, senza possessività, libertà di corrispondere al suo amore e all'amore degli altri per me. Mi aiuta a crescere in santità.
La santità è la capacità infinita di amare e di ricevere amore. Ecco perché solo Dio è veramente santo: solo Dio può amare e ricevere amore infinitamente,
Ma posso crescere in santità. Il modo principale di crescere in santità è quello di tenere con amore il mio sguardo fisso su Gesù, di guardare a lui con amore. Questa si chiama «contemplazione ». 
Fonte: http://medjugorje.altervista.org/doc/altri_doc_preghiera//01-preghiera_nel_cuore.php

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