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lunedì 18 agosto 2014

Ieri sballato, oggi prete, don Roberto Dichiera racconta la sua trasformazione

 
“Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”.
Questa Parola, Ezechiele, capitolo 36 versetto 24, ha cambiato la mia vita, perché io non credevo nemmeno in Dio e mi ero molto allontanato dalla Chiesa, dalla fede. Frequentando ragazze e ragazzi molto più grandi di me avevo iniziato ad andare nelle discoteche, a bere superalcolici perché così almeno andava via la vergogna e iniziavo a conoscere le ragazze sempre più grandi di me. E che cosa succede? Succede che inizio a fumare gli spinelli, le canne. Con le canne poi ho iniziato anche a usare l’ecstasy, trip, cocaina. Tante discoteche nel nord Italia: Verona, Torino, Genova, Riccione, Bologna, ballavo sui cubi in molte discoteche. Usavo queste droghe e le vendevo. Ero diventato uno spacciatore di droga all’interno di queste discoteche e anche fuori in alcune piazze del nord Italia e del centro Italia.
La mia nonna, la mia mamma, la mia zia hanno pregato per diversi anni perché tornassi in me. Avevano visto che ero molto trasgressivo, menefreghista della vita. Non mi interessava niente, non mi interessava di morire nelle stragi del sabato sera appunto. Per me la vita non aveva senso.
E ho reiniziato a pregare quando in soffitta ho trovato un libro: Pregate! Pregate! Pregate!, quello di Medjugorje, e ho cominciato a leggere il Padre Nostro, l’Ave Maria, il Credo.
Incontro una ragazza che è stata un pochino la chiave di Volta, Manuela. Con lei lentamente ho reiniziato a pregare. All’inizio cercavo io di portarla nel mio mondo, quello della trasgressione, delle droghe e delle discoteche ma, fortunatamente, grazie a Dio, lei è stata lo strumento che mi ha riportato alla preghiera, e a confessarmi dopo tanti anni che non lo facevo.
Reiniziando a fare la Comunione, il corpo di Cristo ha trasformato lentamente la mia vita che nemmeno io immaginavo poi di essere così trasformato da Dio. Ho iniziato a far parte di un gruppo di preghiera, dei carismatici, il Rinnovamento nello Spirito vicino casa mia, vicino Pisa. Ed è stata davvero una crescita attraverso la lettura del vangelo, attraverso l’Eucaristia tutte le domeniche, attraverso la preghiera del Rosario, ho sentito molto forte la chiamata a diventare sacerdote.
Tantissima paura, io non volevo, non volevo perché avrei dovuto lasciare tutto quello che era la mia vita precedente e invece ho scoperto che accogliendo questa chiamata la mia vita è davvero cambiata in meglio perché non lasci niente. Quando diventi sacerdote non lasci niente, anzi, amplifichi ancora di più questo amore che Dio ha per te. E così è stato, ho sentito questa chiamata e questa vocazione a diventare sacerdote. Con grande fatica l’ho accolta, ma il marchio, il timbro forte è stata Medjugorje. Nel ’96 sono andato a Medjugorje, e lì è stata la conferma anche da parte della Madonna… È una cosa che senti nel cuore, non la puoi descrivere con le parole, è una cosa che senti in preghiera, questa chiamata e la conferma di Maria a Medjugorje.
Quindi ho lasciato tutto, la ragazza, con grande dispiacere e grande dolore da parte mia e da parte sua, e mi sono messo a studiare. Avevo la terza media, ho re iniziato a studiare a ventidue anni prendendo un diploma per dirigenti di comunità, poi teologia, sei anni di università e lentamente, molto lentamente, attraverso la preghiera, attraverso il discernimento, attraverso un padre spirituale che mi seguiva, è stato questo quello che sentivo nel cuore, diventare sacerdote sì ma di strada, un sacerdote che porta il Vangelo dove c’è più bisogno, a chi è veramente nel buio, portare questa luce di Gesù risorto, e davvero vediamo i miracoli. (Don Roberto Dichiera)

Ora don Roberto svolge la sua missione di portare la luce di Gesù risorto al mondo, a partire dalla strada, nella comunità Nuovi Orizzonti fondata da Chiara Amirante.

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