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mercoledì 20 agosto 2014

Jessica Gregori una veggente quasi sconosciuta

Jessica Gregori è la veggente testimone della lacrimazione di Civitavecchia del 1985 avvenuta nel giardino di casa sua. Una normalissima famiglia testimone di un di avvenimento che di tanto in tanto ritorna agli onori delle cronache per poi finire, immancabilmente, nel dimenticatoio.
Eppure Jessica, la ex bambina testimone dei fatti, ormai donna adulta e sposata, continua ad avere manifestazioni soprannaturali (e con lei in alcune occasioni anche la famiglia!) senza che la Chiesa dica una parola di più su questi accadimenti eccezionali e di eccezionale portata. Infatti le manifestazioni mariane di Civitavecchia sono collegate a doppio filo con quelle di Medjugorje e di conseguenza sono collegate anche alle apparizioni di Fatima. La statuina che lacrimò in casa di Jessica è una statuina proveniente da Medjugorje, e proprio a Medjugorje la Madonna ha affermato di voler portare a termine il compito iniziato a Fatima! Ma cosa vuol dire questo? Ma come… il compito non finisce nel momento in cui la Chiesa rivela i segreti di fatima come “ufficialmente” ha fatto?
Probabilmente, anzi, molto probabilmente, la Chiesa non ha detto tutto riguardo a Fatima. Jessica conosce molte cose che noi non sappiamo e questo non comporta una grazia in senso stretto bensì una grande prova che sta sopportando anche sulla sua pelle. Il Signore gli sta donando delle croci, in questi anni, che lei sta sopportando con infinita pazienza e con la fede. Quando il mondo saprà quanto queste persone abbiano sofferto per noi rimarrà a bocca aperta…

Una lettera di Jessica svela legami profetici con Fatima, Giovanni Paolo II e la crisi della Chiesa nel mondo

«Caro Papa, ciao, sono Jessica, la bambina della Madonnina di Civitavecchia, comunque sai benissimo chi sono»: il 27 febbraio 2005, mentre si trova ricoverato al Policlinico Gemelli, Giovanni Paolo II si vede recapitare una lettera accompagnata da un involucro, entrambi particolari. Il Papa è gravemente malato; il 24 sera ha subito un intervento di tracheotomia, ma lo spirito è forte. La mittente, che mostra tanta confidenza con il Papa, è la giovane Gregori, la bambina che dieci anni prima, esattamente il 2 febbraio 1995, aveva visto lacrimare sangue la statua della Madonna custodita nella grotta davanti alla porta della sua casa, a Pantano di Civitavecchia.
«Tu sai che la Madonna è apparsa».
Nella lettera, pur in un crescendo di affettuosità, la giovane prosegue svelando immediatamente l’urgenza e il cuore del messaggio: «Ti auguro tutte le gioie del mondo. Ho un grandissimo desiderio di incontrarti e di farti sapere tante cose che non ti hanno detto e che ti riguardano in prima persona, ma che specialmente sono legate a Fatima». Il tono si fa grave e i contorni profetici, mentre la ragazza non si sofferma sul fenomeno delle lacrimazioni, rammentando, invece, al Papa altri fenomeni «che lui già sa», e che coinvolgono lei e la sua famiglia: «Come tu ben sai – continua Jessica – a casa mia la Madonnina non ha solo pianto, ma è anche apparsa, e i suoi messaggi riguardano l’umanità, la Chiesa e le famiglie».

La missiva si conclude con la promessa di tante preghiere e l’assicurazione che la sofferenza e la malattia porteranno alla sua anima grandi meriti e benefici; Jessica, infine, prospetta al Santo Padre un ultimo compito da svolgere, probabilmente la testimonianza resa con la sua morte santa: «Prego sempre per te per la tua guarigione, il Signore e la Madonnina hanno ancora un compito da farti fare. Non preoccuparti, perché sei protetto sotto il manto celeste della nostra Mamma. Tutta la sofferenza che stai provando è la strada che ti porterà in Paradiso, vicino a Gesù. Ti voglio tanto bene. Sempre uniti nella preghiera. Un bacione Jessica. 26 febbraio 2005».

La risposta del Papa.
Alcuni giorni dopo il vescovo di Civitavecchia convoca Jessica e i sui familiari. Gli è stato trasmesso dalla Segreteria di Stato del Vaticano un documento che li riguarda. Si dice, fra l’altro: «In occasione del ricovero in ospedale del Santo Padre, la famiglia Gregori… gli ha indirizzato un cortese messaggio augurale, assicurando speciali preghiere. Mi pregio di trasmettere a Vostra Eccellenza copia della missiva qui giunta, con preghiera di voler far venire agli Scriventi l’espressione della riconoscenza di Sua Santità e di partecipare loro la Benedizione apostolica…».

Rispondendo ai Gregori attraverso il loro vescovo il Papa dà un crisma di ufficialità. Nel dispaccio preparato da Jessica, Giovanni Paolo II aveva anche ricevuto alcune foglie di edera della grotticina dei Gregori e un fazzoletto imbevuto nell’olio che, sempre dal 1995, essuda da una seconda statua, che fu regalata alla famiglia di Pantano, proprio a nome del Pontefice, da un suo amico, il cardinale polacco Andrzej M. Deskur. Entrambe le statue raffigurano la Regina della Pace e provengono da Medjugorje.

L’indagine del teologo.
Le informazioni offerte finora superano il contenuto delle lacrime di Civitavecchia, lasciando intendere che presso i Gregori si siano verificati molti altri fatti da valutare. «Le realtà da prendere in considerazione sono almeno tre: le lacrimazioni di sangue della prima statuina, le trasudazioni della seconda, le apparizioni e i messaggi. È pertanto sbagliato ridurre questa mariofania alle sole lacrime di sangue, perché l’iniziativa del Cielo è qui molto più vasta». Chi parla con voce certa e autorevole è Padre Flavio Ubodi, autore per le Edizioni Ares del volume La Madonna di Civitavecchia. Lacrime e messaggi, in uscita il 25 maggio. Teologo, già provinciale dei Frati Cappuccini del Lazio, padre Flavio è stato, per nomina del vescovo Grillo, vicepresidente della Commissione Teologica Diocesana, che a partire dal 1995 studiò il caso: è quindi testimone e giudice dei molti fatti che riporta nel suo libro, che Oggi anticipa qui in parte.

Il volume è una miniera di altre notizie e documenti inediti, nonché di esortazioni sulla fede, non fosse altro perché, per la prima volta, si trascrivono qui i contenuti dei messaggi dati dalla Madonna a Fabio Gregori, elettricista specializzato della locale Centrale Enel di Civitavecchia, e a sua figlia Jessica; mentre si dà prova inconfutabile del rapporto instauratosi fra Giovanni Paolo II, il vescovo Grillo, la Madonnina e la stessa famiglia Gregori.
Chiediamo a padre Ubodi di guidarci dentro a questa manifestazione della Madonna.

Famiglia, Chiesa, Fatima
«La Madonna ha accompagnato il segno delle lacrime, che fa memoria della Passione e indica preoccupazione e dolore per il peccato degli uomini, alle essudazioni del balsamo, che al contrario sono segno di consolazione; ed entrambi i segni si comprendono meglio alla luce di ciò che la Madonna ha sottolineato con le sue parole». Sì, perché tra il 2 luglio 1995, quando è apparsa in chiesa, durante la Messa, sopra l’altare, e il 17 maggio 1996, la Madonna si è mostrata in moltissime occasioni e ha dato 95 messaggi, compresi alcuni segreti per l’allora piccola Jessica, il vescovo e… lo stesso Papa.
Anche il vescovo Grillo, si legge nel volume, ha collegato come Jessica, questi messaggi al segreto di Fatima… «Ma è la stessa Vergine a farlo», puntualizza il frate: «Più di una volta Ella fa riferimento esplicito alle apparizioni portoghesi», fra l’altro, con un ammonimento pieno di inquietudine: «Preparatevi a vivere – è la Madonna che parla – quanto io avevo svelato alle mie piccole figlie di Fatima».
Viviamo tempi difficilissimi, dentro e fuori la Chiesa. Se si leggono i messaggi di Civitavecchia, che sono del 1995, alla luce dell’attualità non può non colpire la loro portata profetica. La Madonna mette in guardia, da un lato, dai rischi di una nuova guerra nucleare con anticipo sul terrorismo e sulle situazioni coreana e iraniana che oggi conosciamo, e, dall’altro, con preoccupazione ancora più grave, dalla crisi di fede e dal tradimento vocazionale da parte di tanti sacerdoti e religiosi all’interno della Chiesa e, ancora, dal dramma dell’infedeltà che vive oggi la famiglia…
La Vergine implora la conversione a Dio, hanno spiegato Fabio e Jessica; e gli strumenti per ottenerla, come a Fatima, sono i Sacramenti, il Rosario, la consacrazione al suo Cuore Immacolato. La pace e la rinascita dell’umanità, assicura Maria, iniziano nell’unità delle famiglie, che Lei chiama «piccola Chiesa domestica», dentro all’unità della Chiesa. «La Madonna», riprende padre Flavio, «parla esplicitamente di “apostasia nella Chiesa”, cioè dell’abiura dei contenuti fondamentali della fede e in un messaggio arriva a dire: “Vi sto dando una dolorosa notizia. Satana si sta impadronendo di tutta l’umanità, e ora sta cercando di distruggere la Chiesa di Dio tramite molti sacerdoti. Non permettetelo! Aiutate il Santo Padre!”; mentre, in un altro implora i successori degli apostoli di essere annunciatori credibili della verità». Ecco il testo: «Vescovi, il vostro compito è di continuare la crescita della Chiesa di Dio, essendo voi gli eredi di Dio. Tornate a essere un solo cuore pieno di vera fede e di umiltà con il mio figlio Giovanni Paolo II, il dono più grande che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù.
Consacratevi tutti a me, al mio Cuore Immacolato, ed io proteggerò la vostra Nazione sotto il mio manto ora pieno di grazie».

I doni di Wojtyla
Colpisce come Giovanni Paolo II, successivamente a questi messaggi, abbia parlato di «apostasia» in diversi documenti. Comunque è certo che il Papa prese sul serio la vicenda di Civitavecchia e, in proposito, nel volume si riporta una lettera di mons. Grillo, ma controfirmata dal Pontefice, in cui si racconta dell’11 giugno 1995, quando Giovanni Paolo II volle venerare la statua in Vaticano, e in cui, soprattutto, si rivela che l’Atto di Affidamento alla Madonna, effettuato dal Papa l’8 ottobre 2000, durante il Giubileo, è stato fatto anche in ascolto di una richiesta del vescovo, a seguito dei messaggi dati nella sua Diocesi. Papa Wojtyla andò inoltre di nascosto a Civitavecchia per pregare la Madonna e incoronò personalmente la statua delle lacrime, donandole un Rosario: lo stesso che tiene in mano oggi, ascoltando i pellegrini dalla sua teca, nella chiesetta santuario di Sant’Agostino.


Riccardo Caniato

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