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sabato 13 dicembre 2014

La mia vita è cambiata a Medjugorje


18 febbraio 2014
Il primo viaggio, lo stupore per l’incontro con la veggente, l'inizio di una lunga avventura. Che continua...

di Antonio Pellegrini

L’incontro con Ivanka, una dei sei veggenti di Medjugorje, è stato per me un momento fra i più determinanti del mio cambiamento; ero al mio primo viaggio e dopo una breve testimonianza privata e nascosta - perché allora Ivanka non rilasciava testimonianze pubbliche - la veggente salutava tutti con un abbraccio fraterno ed una parola personale. Rimasi in disparte, l’ultimo del piccolo gruppo, incredulo e stupito da ciò che avevo appena ascoltato, consapevole di non meritare tanta grazia, così quando si avvicinò a me per il saluto, faci qualche passo indietro e balbettai:
“non toccarmi tu sei Santa, vedi la Madonna, mentre io sono solo un peccatore” ma Ivanka, sorridendo mi abbracciò e all’orecchio mi sussurrò “ prega per me”.Il mio stupore allora crebbe a dismisura e dissi ancora: “come posso io pregare per te, non sono degno, tu sei Santa…”, ma senza darmi tempo di finire intensificando l’abbraccio ripeté: “Io ho bisogno delle tue preghiere, prega per me ed io pregherò per te”. Non so dire quanto tempo era trascorso, sicuramente pochi attimi ma per me era passata una vita intera. Una vita che se ne andava ed una nuova che arrivava. Credo di essere rimasto immobile senza parole per un po’ mi sentivo solo pur essendo in mezzo agli altri ed un pensiero rimbombava nella mia testa e nel mio cuore dal battito impazzito: “lei ha bisogno delle mie preghiere, come è possibile, io non so pregare, eppure sono importante per lei che incontra la Madonna”. In quei momenti fu per me come uscire dal buio più intenso; è come nascere una seconda volta ma con la consapevolezza di essere il protagonista di un evento meraviglioso.
Ero giunto a Medjugorje quasi per caso, ma forse è meglio dire inconsapevolmente chiamato dalla Madonna, avevo resistito per vent’anni alle richieste di mia moglie che tanto desiderava andare in quel paese immerso nel niente dove quattro ragazze e due ragazzi dicevano dì incontrare ogni giorno la Madonna, diceva di volerci andare, ma inspiegabilmente solo se io l’avessi accompagnata. In occasione del nostro 32° anniversario di matrimonio, sicuro di farla felice, entrai in un’agenzia per prenotare un viaggio a Medjugorje. Nessuno sapeva niente, né dove fosse né che cosa potesse spingere qualcuno ad andare in quel posto e dopo un po’ d’imbarazzo individuata la zona, Bosnia Erzegovina, l’unica cosa che potei prenotare fu il traghetto per Spalato, da lì con mezzi propri dovevo continuare.
In auto fino ad Ancona e poi in traghetto fino a Spalato e giù per la Croazia fino alla frontiera con la Bosnia Erzegovina, avvicinandosi a Medjugorje il paesaggio diventava sempre più desolato, sassi, e sassi e solo sassi, ed anche il mio cuore si faceva sempre più duro come una pietra, una strana sensazione di rabbia mi cresceva dentro oscurando ogni forma di ragionevolezza. Tutte le pensioni che visitavo avevano per me motivi per non fermarsi, credo che mia moglie cominciasse a temere di dover ripartire senza fermarsi un solo momento. Poi, sempre non per caso, accettai di fermarmi in una pensione anche se ci avrebbero consegnato la camera nel pomeriggio. Dopo il pranzo partì un gruppo di pellegrini di Bari e rimasero con noi una dozzina di persone stupende provenienti dalle Marche. Fummo subito invitati ad unirci a loro e subito mi colpì la loro disponibilità, l’affetto con il quale ci trattavano, quasi ci coccolavano. Fra di essi c’erano veramente persone non comuni, Mario aveva fatto spola fra l’Italia e Medjugorje per tutta la durata della guerra (1991–1996) portando aiuti di ogni genere, era al suo 250° viaggio e fu lui a farci conoscere la topografia del luogo. Pietro, quarantenne di San Benedetto del Tronto una ventina d’anni prima, giovane militante dell’estrema sinistra, non credente, colpito da una rara malattia che l’avrebbe portato da lì a poco all’amputazione delle gambe e alla morte, a Medjugorje, quasi sfidando la Madonna, guarì senza che la scienza potesse dare spiegazioni. C’era un altro Pietro, consacrato laico, per oltre trent’anni segretario di Madre Speranza di Collevalenza e assiduo frequentatore di Medjugorje sin dal 1982, era al suo 520° viaggio portando pellegrini dall’Italia. Mi sembrava di essere stato calato in un altro mondo dove il soprannaturale era la cosa più semplice e naturale del mondo, i miracoli di Dio, cosa normale, non potevi nemmeno avanzare un dubbio tanta era la forza delle loro testimonianze. E poi quelle preghiere incessanti, ogni occasione era buona per ringraziare il Signore, ogni momento era vissuto in spirito di preghiera, anche le cose più semplici potevano essere, per loro, preghiera, per me stupore, incredulità, ma un senso di pace e serenità andava pian piano a sostituire la rabbia che mi aveva stretto il cuore al mio arrivo. Incontri, preghiere, luoghi importanti per i fatti di Medjugorje e ancora preghiere, al mattino, il giorno, il pomeriggio, la sera ,e persino la notte preghiere, preghiere, ed ancora preghiere. Il loro modo di pregare non era come il mio, era profondo, sentito, vissuto, nell’anima, col cuore e con tutto il corpo, la loro preghiera mi stupiva, ma mi trascinava e mi trasmetteva pace, gioia, amore, ero consapevole di non saper pregare, non avevo sino ad allora mai recitato un rosario, ma quegli amici mai mi facevano sentire in imbarazzo, e soprattutto avvertivo una sensazione strana ma dolcissima, mi sentivo amato, senza misura. “A Medjugorje ho scoperto l’amore della Madonna, come un’altra mamma oltre alla mia mamma terrena, qui mi sono sentito avvolto da una maternità infinita che non conoscevo” sono le parole di Jhon, giovane frate Francescano Cappuccino, americano, dal fisico atletico, convertito al cattolicesimo dopo essere cresciuto in un ambiente protestante, privato della presenza della Madonna, li aveva incontrato la Mamma del cielo e lo diceva piangendo in un momento di condivisione durante un pellegrinaggio di qualche anno dopo, quelle lacrime che scendevano da quel giovanottone barbuto e che bagnavano il suo saio di francescano sembravano stonate, ma erano così forti e convincenti che nessuno degl’altri 103 partecipanti poté trattenere le proprie; quella stessa sensazione io l’avevo vissuta in occasione del mio primo viaggio conclusosi con l’incontro con Ivanka, la prima tra i veggenti a vedere la “Gospa” Madonna in Erzegovina.

Fonte: http://www.medjugorje-web.it/testimonianze.php

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