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sabato 27 dicembre 2014

Stavo morendo, e venendo qui a Međugorje con i miei familiari, sono guarito.

Giorgio da Ostiglia : "Il (mio) mistero MEÐUGORJE"

Chi non ha mai conosciuto l'amore di Dio o chi non si è mai dedicato alla preghiera o ai sacramenti cristiani, troverà un po' strano ed inusuale quanto sto andando a raccontare. Ma la mia cronaca e le mie riflessioni sono rivolte proprio a queste persone, provocandone la sensibilità, nella speranza di poter accendere anche solo una piccola luce nell'oscurità della nostra vita moderna e occidentale, dove le tenebre religiose la fanno da padrone.
Agosto 1988, 25 anni fa.
Non sapevo niente di quanto stesse accadendo a Međugorje, né che esistesse un paese così nominato, sperduto in una vallata della Bosnia-Erzegovina. La nazione era ancora sotto l’egida comunista della Repubblica Federale Jugoslava.

Ero in vacanza a Dubrovnick (Ragusa di Croazia), sulla costa slava, nota per i suoi meravigliosi siti naturali e per il costo della vita (di allora) molto contenuto, rispetto al nostro costo italiano ed europeo occidentale. Questa economicità del vivere, per un neo ingegnere ancora squattrinato, era il requisito più ricercato nella scelta del luogo in cui trascorrere le ferie estive.
Nell’albergo in cui soggiornavo vidi una locandina che parlava di un luogo, a circa tre ore di pullman, dove si diceva che sei ragazzi avevano regolari apparizioni di Maria, la Santa Vergine Madre di Gesù. Invitava , con pochi soldi, a partecipare ad una gita giornaliera a Međugorje.
Fui stranamente attratto da ciò, non so se per curiosità o per evadere dalla quotidianità fatta di sole e di mare, e decisi di andare. Il viaggio fu lungo, percorso con pensieri di ogni tipo, ma non certo quelli rivolti alla Madre di Dio: fui però pervaso da una sorta di forza attrattiva verso quella meta.
Avevo 30 anni e stavo vivendo la spensieratezza e il desiderio di crearmi una vita, un lavoro, una famiglia, lontano dal pensiero che, senza Dio, tutto è fondato sulla sabbia dove, alla prima mareggiata, il castello che volevo costruire si sarebbe sciolto.
Arrivammo in pullman in mattinata. Davanti alla chiesa di San Giacomo, l’unica del paesino di Međugorje, la prima impressione fu di una tranquillità insolita, di una inaspettata serenità nell’aria: una pace interiore mi stava pervadendo, senza esserne completamente cosciente.
La chiesa, costruita nel 1934, sembrava una cattedrale nel deserto, circondata solo da qualche casa e da una sterminata campagna. C’era silenzio, gente che pregava e che viveva una comunione di intenti nel rendere grazie alla Madonna e a Dio in un posto speciale. Ciò che provai fu una gran pace nel cuore. Era il luogo della Regina della Pace (così Lei si presentò all’inizio ai veggenti), e tutti lo rispettavano in devoto silenzio.
Non sapevo ancora di Bijakovici, la frazione di Međugorje dove vivevano quasi tutti i veggenti, del Podbrdo, la collina delle apparizioni, della Croce Blu e del vicino monte Krizevac, monte della croce. Non sapevo neanche dove avvenissero le apparizioni e a che ora.
Mi fermai, perciò, quasi tutto il giorno nei dintorni della chiesa. Alle 17 partecipai alla messa, con una chiesa quasi piena di fedeli.
Poco prima dell’inizio, venni a sapere che i veggenti, entrati per una porticina laterale, erano saliti nel soppalco dell’organo, alle spalle di tutti noi presenti . Erano seduti, e una balaustra li copriva alla nostra vista.
Era un periodo in cui, per proteggersi dalla curiosità di molti, dal troppo amore che manifestavano altri e dalla volontà di tutti di vederli, toccarli e parlare con loro, cercavano di rimanere il più possibile in disparte, per pregare e far pregare la gente, pensando solo alla Madonna e a Gesù, unico vero motivo di quelle gioiose riunioni di pellegrini.
Durante la messa, in un momento di raccoglimento e intima preghiera dei presenti, tutti rivolti verso l’altare, mi girai ed alzai lo sguardo verso il soppalco dell’organo come se qualcuno mi avesse avvisato.
Vidi Ivan che si era alzato, e con la mano mi fece un gesto di saluto. Io, sempre a gesti, gli comunicai il mio stupore, chiedendogli : “ Stai salutando me?”. Lui, con un gesto del capo, annuì e scomparve risiedendosi. Non sapevo ancora quale fosse dei veggenti, non conoscendo i loro nomi, e non avendo imparato neanche quanti erano esattamente, in quanto quel giorno presenziarono solo in cinque. La sera ritornai a Dubrovnick.
Allora, in quei posti, le strade delle zone interne erano ancora costruite più per i carri che non per gli automezzi, di conseguenza, il viaggio fu allucinante (anche perché l’autista era stanchissimo ed assonnato).
Pensai alla Gospa ( la Madonna, così la chiamano gli abitanti del posto) più di una volta, sicuro che niente mi potesse succedere, visto da dove ritornavo. Qualche giorno dopo, feci ritorno a casa, in Italia.
Solo allora iniziai a fare ricerche sui fenomeni misteriosi di Međugorje, ed individuai in Ivan Dragicevic il veggente che tanto mi stupì, con quel semplice gesto.
Da allora, per superficialità, stupidità o semplicemente per mancanza di fede, non pensai più a Međugorje per 20 lunghi anni.

Agosto 2010
Nel momento in cui iniziai la mia brutta e sofferta vicenda della separazione coniugale, febbraio del 2009, diedi una svolta drastica alla mia vita interiore ed esteriore.
Rimasto solo per qualche mese, ritrovai la gioia di pregare di nuovo la Madonna, aprendo il mio cuore ed affidando a Lei la mia vita, secondo la Sua volontà. La risposta non si fece attendere, perché, da lì a qualche mese, ciò che più desideravo si avverò: continuare ad avere i miei figli con me.
La vita cambiò, pervasa dal pensiero unico di far crescere i figli nel modo più sereno e felice possibile, per curare e cancellare tutte le ferite familiari trascorse.
D’istinto, la mia volontà era quella di tornare a Međugorje, ma non potevo, per la delicata situazione familiare e per la precaria condizione lavorativa in cui mi stavo infilando (la grande crisi economica stava iniziando). Quando riuscii a risollevare la testa, appagato nel vedere i miei figli di nuovo sereni e pieni d’amore, la tranquillità di staccarmi da loro, anche se per un brevissimo periodo, mi permise di tornare a Međugorje. Era l’agosto del 2010.
Era da mesi oramai, che stavo ripensando a quel lembo di paradiso spirituale, e in un angolo del mio cuore volevo togliermi il dubbio del perché, 22 anni prima, Ivan mi fece la grazia di quel gesto.
L’avevo interpretato come un segno divino. L’esigenza di tornare mi era di nuovo tornata incalzante nel cuore, una inspiegabile senso di “chiamata”.
Non mi informai su niente, se non che la Madonna continuasse a mostrarsi e a parlare ai veggenti.
Fu un viaggio molto più lungo del precedente, in auto attraverso la Slovenia, la Croazia ed infine la Bosnia Erzegovina, diventate nazioni libere ed indipendenti.
Arrivato a Međugorje, iniziai a cercare un alloggio e a chiedere in giro, alle persone del posto, dove abitava e se avessi potuto incontrare il veggente Ivan Dragicevic.
Avevo sentito alcuni discorsi, prima della partenza, di pellegrini italiani molto devoti che frequentavano spesso quel luogo. E la cosa mi scoraggiò parecchio, perché, così come stavo toccando con mano, mi dissero che era quasi impossibile avere un incontro con i veggenti, se non attraverso vie “traverse” della Curia o persone del clero: quei ministri di Dio che, a dispetto delle indicazioni di “vigile attesa” del Vaticano, andavano comunque in pellegrinaggio a Međugorje.
Infatti, gli abitanti, si mostrarono molto diffidenti alle mie domande e molto restii a parlare della vita privata dei veggenti.
Questo, leggendo dopo pochi mesi cronache del passato, lo capii benissimo: purtroppo molti pellegrini li cercavano più per soddisfare le curiosità, che non per aprire, tramite loro, i propri cuori alla Madre di Dio.
E dopo milioni di pellegrini, migliaia di organi d’informazione, decine di televisioni, etc.. questo fatto poteva essere di disturbo (ma, notate bene, mai un veggente si espresse in quel senso).
Per un giorno intero, girai e chiesi invano. Alla sera, di ritorno stanco in albergo, parlai di questo ad un giovane inserviente bosniaco, il quale, sentita la mia deludente esperienza giornaliera ed il perché cercavo Ivan Dragicevic, con un largo sorriso, mi spiegò la volontà dei paesani di proteggere i veggenti e mi diede delle indicazioni (poco chiare) su dove era la sua casa. La mattina dopo andai, e con non poche difficoltà, trovai una casa che rispondeva ai requisiti delle indicazioni ricevute.
Stavano uscendo dei pellegrini americani, e chiedendo di Ivan, anche loro tacquero o mi risposero vagamente, senza confermarmi di essere nel posto giusto. Fui molto deluso, perché persi ogni speranza di poterlo trovare.
Andai sul Podbrdo, la collina delle prime apparizioni, e successivamente in chiesa, e fui appagato del dialogo che comunque avevo avuto nella preghiera con il Signore. La pace e la serenità continuavano a scaldarmi dentro e fui incerto se rimettermi sulla via del ritorno verso l’Italia, pensando ai miei figli che mi aspettavano.
Un suggerimento interiore mi disse di ritornare a quella casa, ultimo tentativo, per poi partire.
Arrivato davanti al giardino, vidi un uomo anziano che, camminando lentamente ed aiutandosi con un bastone, veniva verso di me: chiaramente un abitante del posto. Mi rivolsi a lui e intuii subito che non capiva alcuna lingua straniera, ma alla sola parola “Ivan”, gli brillarono gli occhi e a gesti mi fece intendere : “E’ mio figlio!”.
Mi invitò ad entrare in giardino e a sedermi, dicendomi di aspettare perché Ivan sarebbe tornato a minuti dalla loro cappella privata (seppi poi, con un gran turbamento d’animo, che tornava dalla sua apparizione e dialogo giornalieri con la Madonna, avvenuti a poche decine di metri da me).
Quando Ivan arrivò, mi scambiò di primo acchito per un giornalista, e quindi mi stava dicendo che non era nello spirito di fermarsi, ma quando gli dissi: “Ivan, non sono un giornalista, sono un pellegrino; ti ricordi di me 22 anni fa? ”, si fermò e iniziammo a dialogare.
Ricordandogli l’episodio di tantissimi anni prima, lui pensò assorto per un lungo istante, cercando nella memoria, quindi mi disse che, dopo aver visto e incontrato milioni di persone, faceva fatica a mettere a fuoco quanto era successo. Dopo aver parlato per alcuni minuti, ridendo e scherzando insieme, mi disse amichevolmente: “Forse ti salutai, perché tu fosti l’unico a girarsi in quel momento e guardasti in su!”. E io gli risposi che forse era vero, ma gli feci presente che, anche lui casualmente, nello stesso momento si alzò.
Ribattè: “In effetti è vero, è strano… anche perché all’epoca ero molto timido e schivo”.
Poi, seriamente, aggiunse: “La Madonna non ha bisogno di me per mandarti dei messaggi; se vuole parlarti, lo capirai e lo sentirai nel tuo cuore: apriglielo!”. Ci abbracciammo, salutandoci.
Lasciai Međugorje il giorno dopo, e ciò che quel luogo mi aveva lasciato, era un gran desiderio di rimanere, sentendo la Santa Vergine a me vicina. Arrivai addirittura a dirLe nel mio cuore: “Prendimi con te: se morissi adesso, sarei un uomo felice!”, ed era il mio vero sentimento in quel momento, vedendo i miei figli oramai camminare con le loro gambe.
Poi, in futuro, venni a sapere che anche Jakov (il più giovane dei veggenti), il secondo giorno delle apparizioni, aveva provato e detto la stessa cosa, ma lui, con ben altro e più grande motivo!

Ottobre 2012
Nel settembre 2012, iniziai di nuovo a sentire una chiamata interiore, un desiderio molto intenso di ritornare a Bijakovici.
Io e Maria R. (ndr: d’ora in poi la citerò solamente con M.R., per non fare confusione con il nome della Santa Vergine Maria), conosciutici due anni prima, c'eravamo fatti una promessa: che qualsiasi fosse stata la nostra vita personale futura, io a Mantova e lei a Roma, soli od accompagnati ad altre persone, prima o poi saremmo andati insieme a Međugorje, anche solo da amici.
Bene, quel momento arrivò. Una settimana prima di partire trovai un mio appunto relativo all'albergo in cui soggiornai la volta precedente. Il giorno della partenza invece (fine ottobre 2012), lo cercai per prenotare, ma non lo ritrovai: fu un primo segno per come poi andarono le cose.
Pensai allora: “ mi ricordo bene del posto e quindi chiederò all'arrivo la disponibilità dell'alloggio”. Il pensiero di non avere una stanza e un letto prenotato, non mi preoccupò (N.B.: io sono sempre stato abituato a viaggiare prenotando tutto prima per evitare preoccupazioni e perdite di tempo sul posto ).
Poco prima dell'arrivo dissi a M.R. : “se invece di chiedere a quella pensione dove io andai la volta scorsa, andassimo invece a cercare Ivan? Lui ha delle stanze e so che se lo troviamo ce ne offrirà una”.
All'arrivo a casa di Ivan era tutto buio e chiuso. Nel frattempo passò un ragazzino biondo, lo fermai e gli chiesi: « Parli inglese? » Lui mi rispose con un inglese migliore del mio. Domandai allora di Ivan e lui mi disse che era in Italia e da lì sarebbe poi andato negli Stati Uniti. Io gli chiesi di nuovo se, vista la casa di Ivan chiusa, sapesse di qualche affittacamere nelle vicinanze (andare in un anonimo hotel non era più nei nostri animi). Mi informai, inoltre , notando che sapeva molte cose di Ivan, se lui fosse un parente: sorrise e mi disse di aspettare. Andò nella casa vicina e mi fece cenno di avvicinarmi. Ci accolse una donna alla quale feci la stessa richiesta. Rimase incerta e dopo qualche attimo ci disse di avere una camera non riscaldata e con l'acqua fredda. Facemmo altre chiacchiere e infine ci confidò che il ragazzino era suo figlio e lei era la moglie del fratello di Ivan.
Non potendo noi soggiornare con l'acqua gelida (il tempo meteorologico era freddo e rigido), declinammo l'offerta e quindi ci indirizzò nella loro stessa stradina, dove poco più avanti ci sarebbero state alcune pensioni. Ci incamminammo e chiedemmo: prima ad una comunità religiosa, poi ad una coppia di signori seduti in un giardino. I due erano un po' timorosi e titubanti. Dopo alcune frasi scambiate fra di loro, uno dei due ci disse di attendere. Entrò in una casa e ne uscì accompagnato da una gentile signora la quale ci offrì una semplice camera, se ci accontentavamo, ma senza la possibilità di cenare. Accettammo seduta stante, anche perché oramai stanchi del lungo viaggio. Mostrandoci la camera all'interno della sua abitazione, iniziammo a parlare e scoprimmo che lei era italiana, ed in particolare mantovana, e che conosceva addirittura il nostro parroco Don Bruno. Poi, la cosa più stupefacente per noi quasi increduli, ci confidò che era Annalisa, la moglie di Jakov, un altro veggente.
Più tardi, nell'uscire per cercare qualcosa da mangiare, parlammo a lungo sia con Annalisa che con Jakov (senza averlo ancora riconosciuto), il quale ci diede parecchie indicazioni su dove andare a cena. Facemmo molta festa ad Annalisa per la gentilezza e disponibilità dimostrata, ma non altrettanta a Jakov, non pensando minimamente che fosse il padrone di casa, ma un amico di passaggio.
Il giorno seguente imparammo poi che fra loro due risero molto, con Jakov che rinfacciava alla moglie, scherzando, di essere diventata lei più famosa di lui.
La mattina seguente avemmo un'altra grazia, ovvero Annalisa telefonò a Mirjana, altra veggente, per chiederle di accettare me e M.R. nella sua casa per una testimonianza. Tale testimonianza di Mirjana fu molto profonda, toccante e commovente.
Non potete immaginarvi, finché non abbiate parlato con qualche veggente, quanto tutti loro siano umili, semplici e profondamente dotati di umanità e misericordia nei confronti di tutte le persone che avvicinano, di qualsiasi tipo, nazionalità, cultura e stato sociale: d'altronde come la Santa Vergine dice loro, sempre, siamo tutti figli Suoi.
Usciti dalla casa di Mirjana, mi capitò un altro fatto insolito. Mi sentii chiamare da un uomo italiano, sui quarant’anni, dai lunghi boccoli biondi, il quale poco prima scherzava con la veggente, mentre lei gli rinfacciava, ridendo, di non essere riuscita a fargli recitare una preghiera (la preghiera comune che facemmo tutti noi presenti, quale saluto a Mirjana stessa).
Quest'uomo mi si avvicinò e mi chiese una sigaretta. A mia volta gli domandai se appartenesse a un gruppo di pellegrini venuti dall'Italia. Lui mi rispose di no e mi disse: “ Io sono Bruno, di Varazze Ligure. Non hai letto il libro di Paolo Brosio, “Profumo di lavanda”? ...Io sono quel Bruno lì citato : ero malato di tumore, in fase terminale, stavo morendo, e venendo qui a Međugorje con i miei familiari, sono guarito, ma non per merito mio né delle mie preghiere… non ero neanche tanto credente”. A quel punto ci raccontò tutta la sua storia e, la cosa più sorprendente, fu lo stupore dei medici che lo ebbero in cura fin dal sorgere della malattia. Quei medici che gli dissero che non avrebbe avuto più di qualche mese di vita, per uno strano tumore in fase terminale oramai esteso in tutto il suo corpo.
Ora era guarito completamente in modo inspiegabile alla scienza medica. E stavamo fumando una sigaretta insieme. Questa esperienza di Bruno, è uno dei miracoli conclamati successi a Međugorje.
Feci amicizia anche con Dani, l'operatore video che segue Mirjana in ogni sua testimonianza e in molte sue apparizioni. Gli chiesi una copia del video che girò la mattina stessa, alla nostra presenza. Me la preparò e me la diede.
L'ultimo giorno prima di ritornare in Italia, salimmo di nuovo sul monte delle apparizioni: non potete immaginare quanta pace, serenità e tranquillità si riesca a percepire in quel luogo. Il silenzio fatto di preghiere interiori di ogni pellegrino presente, è così denso e profondo da farci sentire in contatto direttamente con Dio. Ma dietro questo silenzio c'è la percettibile presenza di Maria, madre di Gesù Cristo.

Gennaio 2013
Dell'ultima volta che andai a Međugorje con la mia amata M.R. , posso dirvi che, solitamente, i mesi di gennaio e febbraio sono quelli con meno presenza di pellegrini. Essere là in quei mesi è come vivere con i paesani a stretto contatto con la Vergine Maria senza le distrazioni dei milioni di persone che in tutti gli altri periodi dell'anno presenziano in quei luoghi.
La prima cosa singolare che anche quest'ultima volta successe, fu il ripetuto incontro con il giornalista e scrittore Paolo Brosio.
Ogni volta fu del tutto casuale: in chiesa durante la messa, sul Podbrdo, in una stradina di Bijakovici, e per ultimo, nello stesso autogrill per un ristoro, sulla via del ritorno. Prima di allora lo conoscevo solamente avendolo visto rare volte in televisione in trasmissioni sportive.
Li, sul monte delle apparizioni, Brosio ci fece partecipe di un drammatico sfogo relativo a tutta la sua vita passata e alla conversione che aveva intimamente vissuto a Međugorje, cambiandogli drasticamente e positivamente la vita. La sua fu una testimonianza (eravamo un piccolo gruppo di cinque persone casualmente presenti) commovente e molto toccante. Fu, fra le lacrime, una vera e propria preghiera di ringraziamento alla Gospa.
La seconda cosa che successe, invece, fu un fatto straordinario, e qui, per la prima volta lo rendo pubblico. Lascio credere, a chi legge, quanto sto per dirvi, e trarne motivo di riflessione.
Questo fatto accaduto mi lasciò basito, incredulo e felice, ma, nel contempo, con una sorta di insoddisfazione interiore; ed ecco perché. L’ultimo giorno di permanenza a Međugorje, ritornammo sul Podbrdo. Era una giornata grigia e nuvolosa, le strade erano fredde e praticamente deserte, con rarissimi pellegrini. Arrivammo in cima, al luogo delle apparizioni, dove ora sorge una statua della Vergine. Non c’era nessuno: quella solitudine era inusuale, in quanto è il luogo dove tutti vanno per una preghiera intima con Maria e con Gesù a tutte le ore del giorno e della notte.
Dalla sommità della collina si vedono tutte le catene montuose circostanti e l’enorme valle sottostante. E’ sicuramente il posto dove ci si sente più vicini a Dio, aiutati anche dall’altitudine e dalla visione dell’intera vallata, del nostro creato.
Eravamo solo noi due, io e M.R.. Ci fermammo estasiati dal posto e dalla percettibile presenza del Divino. Ci separammo, uno alla destra e uno alla sinistra della statua, a circa 20 m di distanza fra noi, volgendo le spalle al monte e la vista sulla valle.
Il luogo dove è apparsa la Vergine le prime volte (1981), è uno spiazzo di circa 100 m per 40 m, dove non c’è vegetazione ma solo la nuda e rossa roccia caratteristica di quella collina. Quindi la vista non è occlusa da niente e se dovesse arrivare qualcuno dalle vie di accesso sottostanti, lo si noterebbe subito. Ci fermammo , ognuno di noi due assorto nei propri pensieri, a pregare.
Dopo circa 10 min., senza aver notato nessuno salire, girandomi alla mia sinistra verso M.R., vidi che tra me e lei, proprio vicino alla statua della Madonna a circa 10 m di distanza, era seduta una giovane ragazza, impegnata nella lettura di un libro. Aveva circa 20 anni d’età, tratti asiatici, semplicemente vestita e dotata di uno zainetto al seguito. Rimasi sconcertato, ripensando se, in quei 10 minuti, avessi chiuso gli occhi per pregare, non notando così chiunque si fosse avvicinato. Ma fui sicuro di no. Mi chiesi, attonito, da dove fosse arrivata e, di conseguenza a questo fatto, mi venne subito il pensiero che fosse un segno della Santa Vergine.
Suggestionato ed emozionato, addirittura pensai: “Ma è Maria che si vuole mostrare sotto sembianze umane?!”. Ero pietrificato. La mia volontà era quella di andare da lei a parlarle, ma una sorta di paura mi bloccava. Il silenzio era assoluto.
La guardai a lungo sperando che mi rivolgesse a sua volta lo sguardo, per avvicinarmi e parlarle. Ma lei continuò tutto il tempo a leggere, con il capo chino sul libro. Perciò, non ebbi il coraggio di andare. Mi bastava uno sguardo o un sorriso e mi sarei alzato. Ma ciò non accadde, ed io non mi mossi. Se ne andò poco dopo, all’arrivo di una famiglia di pellegrini.
Fui talmente scosso da questo fatto (e soprattutto dal non aver trovato le forze per avvicinarla), che solo dopo alcune ore, ritornati alla nostra stanza, trovai il coraggio di dirlo a M.R. e chiederle se lei avesse visto arrivare quella ragazza, in che momento e da quale direzione.
La risposta di M.R. fu altrettanto scioccante: “Anch’io, da quando siamo tornati dal Podbrdo, volevo parlartene e farti questa stessa domanda !”.
A voi che leggete, ogni personale interpretazione, ma ora capite perché, se da un lato ero felice, incredulo ed estasiato, dall’altro ero triste perché rimasi con una volontà d’azione non realizzata, ovvero averla avvicinata ed aver parlato con lei.

Da allora numerosi sono stati i miei viaggi a Međugorje, praticamente a cadenza mensile.
Tante sono state le grazie che io e M.R. abbiamo ricevuto, non ultima quella di essere stati invitati da Ivan a presenziare, nella sua cappella privata, ad una apparizione giornaliera della Santa Vergine. La gioia più grande continua ad essere la conoscenza, ogni volta, di persone eccezionali, aspiranti alla santità: per semplicità, umiltà, fede ed esempio di vita. Tanti uomini e donne, che, con le loro concrete opere caritatevoli, ci fanno sempre vivere come se fossimo in paradiso, dove le uniche cose che contano sono l’amore verso Dio, quello verso il prossimo, la preghiera e la carità.
In quel paese della Bosnia Erzegovina ci si rende veramente conto che, come la Madonna ci dice in più di un messaggio, l’unica cosa necessaria ed indispensabile in questo mondo, è Dio, con Suo Figlio Gesù.

Tutto quanto raccontato sui miei pellegrinaggi a Medjugorje, ha profondamente cambiato la mia vita. Ho vissuto una sorta di conversione, se per tale termine intendiamo un ulteriore rafforzamento della fede. Quest’ultima, non è mai abbastanza. E tutti i giorni va supportata, vissuta e rinnovata.
Così è anche per le conversioni, che capitano spesso a Međugorje. Non perché un essere umano vive dentro di sé una singola esperienza di rinnovamento spirituale, questo significa che oramai si è credenti e dalla parte di Dio. No, la conversione a Dio è necessaria sempre, ripetuta e profondamente rinnovata. Per sempre intendo ogni mattina che ci si alza, ringraziando il Signore del giorno trascorso e di tutto quello che ci ha donato: la vita, sostanzialmente.
Questo perché è nella nostra natura umana il dubbio, l’errore e la messa in discussione di noi stessi e del nostro operato in ogni gesto della nostra esistenza.
Siamo sempre soggetti alle tentazioni di ogni genere e tipo. Quindi camminare per la strada impervia, la meno facile (questa è la via da percorrere che ci chiede Maria) non è sempre così semplice. Aver provato una conversione dell’animo (per chi ha avuto questa grazia), non significa essere dei buoni cristiani, ma solamente che abbiamo conosciuto l’amore di Dio. A noi il compito di continuare a camminare al Suo fianco.
Essere dei buoni cristiani nei confronti del prossimo, è spesso un atteggiamento e un convincimento difficile da mettere in pratica. Ma a quello tutti noi dobbiamo aspirare.
La Madonna ci chiede di puntare ancora più in alto, ovvero alla santità, perché questa è possibile in ognuno di noi, dal Papa all’ultimo uomo di questo mondo. Tale santità può essere conquistata da chiunque, basta che si rispetti e si creda veramente negli insegnamenti di Cristo, donandosi a Lui interamente. Basta un attimo di smarrimento, e la nostra fede viene messa in discussione, per poi trovare la forza interiore di risentirla, riviverla e mantenerla accesa.
Ho comunque provato e capito dentro di me che la vera pace interiore è quella di Gesù Cristo, che Lui ci dona in continuazione. A noi spetta l’apertura degli occhi e del cuore per saperla cogliere.
Voglio ricordare una cosa importante: a Medugorje io non torno a causa di quanto mi è successo, ma solo per incontrare la Santa Madre. Non vado per vedere i veggenti o sperare di assistere a qualche segno particolare della natura o, ancora di più, di presenziare ad un miracolo: NO.
Vado solo per pregare e caricarmi spiritualmente in un luogo dove il Divino è un po’ più vicino all’uomo.
La Nostra Madre ci ripete sempre nei suoi messaggi che Lei è sempre al nostro fianco. Lei e Suo Figlio sono sempre presenti, in qualsiasi istante, momento e luogo del nostro pianeta.
La particolarità di Međugorje rispetto al resto del mondo, è che in questo posto la Madre di Gesù appare, si fa vedere e ci parla attraverso i veggenti (così come fu a Fatima, Lourdes, e tanti altri luoghi nella storia).
Vado per ringraziare Maria di ciò che fino ad oggi mi ha donato per avvicinarmi sempre più a Suo Figlio. Tutt’oggi, dopo le varie apparizioni mariane nella storia, continuiamo ad avere la grazia di Sue apparizioni. Stiamo vivendo tempi di grande grazia.
Međugorje è pace. Međugorje è preghiera. A Međugorje io respiro l’amore.
Cosa sarà del mio futuro in relazione a quel lembo di Paradiso, non si sa. Tutto rimane nella volontà di Dio. Posso comunque testimoniare che a Međugorje non ci si va, ma si viene chiamati.
Con questa esperienza ho capito alcune cose. Per esempio, ho capito la scelta di alcune anime di ritirarsi dalla vita normale quotidiana e di rinchiudersi nella preghiera e nel digiuno in santuari isolati. Con gli occhi aperti solamente alla nostra società occidentale consumistica, vedevo, in passato, queste anime come vite perse, sprecate. Invece ora capisco che le vite sprecate sono quelle che, senza dedicarsi minimamente a Dio e al suo amore, vivono per consumare e produrre, per produrre e consumare. Cosa? … Infelicità soprattutto.
Ho capito il messaggio di Maria: la fede e la preghiera, unitamente all'incontro con suo figlio Gesù nella messa, al digiuno, alla lettura della Sua parola nelle Sacre Scritture e alla confessione, possono cambiare il mondo. Sono il solo mezzo per raggiungere la vera pace e la vera serenità.
Di questo abbiamo esempi reali, accaduti nel corso di questo trentennio di apparizioni mariane in quel paesino della Bosnia Erzegovina. I sei ragazzi veggenti, ora uomini e donne adulte, vedono e parlano con Maria, vivendo un’esperienza che dal Divino si trasforma in Umano. Solo conoscendoli e vedendo direttamente lo scorrere della loro vita quotidiana, ci si rende conto di questa verità.
Maria appare realmente, così come fece tante altre volte nel corso della storia in posti diversi nel mondo.Nei Suoi messaggi sono nascoste verità a volte sconvolgenti, soprattutto quando Lei parla delle persone “che non hanno conosciuto l'amore di Dio”. Noi li definiamo impropriamente “non credenti”, ma la Madonna non si è mai espressa in questi termini.
Sono verità misericordiose, quando continua a implorarci con onnipresente e materno amore che solo nella conversione ritroveremo la vera pace, il vero senso della vita. Con la possibilità di vivere questa grazia per sempre, anche dopo la nostra vita terrena. La felicità è l'aspirazione di ogni uomo.
Ma viviamo con l'illusione e l'errore di interpretare la felicità in modo sbagliato, pensandola raggiungibile in tantissime cose effimere, prive di valore e di sostanza.
Chi ha vissuto Međugorje con il cuore aperto ( Maria dice sempre: “vivete, venite, pregate… ma con il cuore aperto!” ), ha percepito il motivo di tutti questi anni di Sua presenza ed apparizione ai veggenti. Lei ha detto che quello che ha iniziato a Fatima lo terminerà a Međugorje, ovvero il trionfo del Suo cuore immacolato e del Suo amore nei confronti di tutti noi.
Lei continua a supplicarci, con amore infinito, di cogliere i segni e i segnali che sta continuamente offrendoci, per redimerci, convertirci e credere in Gesù suo figlio e in Dio.
I tempi sono arrivati, continua a ripetere la Madonna: Aprite i vostri cuori!

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