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lunedì 13 aprile 2015

Ho sentito una voce che mi diceva:“Esci fuori, e salva i ragazzi!”

P. JOZO: MEDJUGORJE CHIAMA LA CHIESA A RINNOVARSI 
P. Jozo. - Nel cammino di crescita spirituale, provocato dagli eventi di Medjugorje, ho incontrato molte prove. Fra queste, la mia preoccupazione e la domanda della Chiesa che in me si poneva sempre più forte, se cioè tutto quello che si era verificato e ti stava verificando a Medjugorje, proveniva davvero da Dio, se in quegli eventi operava effettivamente la mano di Dio. Da principio pensavo che si trattasse di una montatura, ed ero molto preoccupato anche perché non riuscivo a seguire dettagliatamente Il contenuto dei messaggi della Madonna, ne il senso degli inviti che Lei ci rivolgeva. Avevo il dubbio e il timore che da parte avversaria si volesse creare una mess’in scena, per minare il nostro lavoro. Non conoscevo a fondo i ragazzi, particolarmente Mirjana, che non avevo ancora mai veduto.
Questo mio timore era stato originato dalla vita concreta e dalle circostanze concrete che si stavano manifestando.
Appena sono riuscito a capire che gli eventi non erano opera umana, tutto mi fu subito più facile. Mi era però rimasto il dubbio se i fatti erano opera di Satana, nemico della Chiesa, della nostra vita, del nostro apostolato, della nostra fede, oppure erano opera di Dio.

La gente faceva insistenti domande, e io non ero in grado di rispondere a nessuno, perché di simili eventi non avevo l’esperienza, non ne avevo le prove.
La gente era meravigliata della celerità con cui i ragazzi salivano sul Podbrdo, della moltitudine che accorreva, dei segni che si potevano vedere (come i segni di luce, ecc.). Tutto questo provocava in me turbamento, perché non riuscivo a capire se i fatti provenivano da Dio o no. Mi sembrava di notare nella massa di gente che accorreva, una grandissima curiosità. Tutto era fermo in me, che mi agitavo in una profonda tristezza, perché non riuscivo ad accogliere col cuore il messaggio e la parola del Cielo, fin a che non ho risolto tutti i dubbi e le difficoltà.

Per essere sincero, vorrei dire — quasi per confessarmi in questa sede — che non sentivo il bisogno di parlare con nessuno. Sentivo invece una forte flessità di parlare a Dio. “Il mio Dio è vivo, io credo in Lui; il mio Dio sa e vuole dire a me se questi fatti vengono da Lui oppure no. Egli non vuole lasciare queste cose nell’incertezza”. Mi recai perciò in chiesa. Era domenica: invitai tutta la parrocchia e tutti i fedeli presenti a venire verso le 15, dopo il catechismo, a pregare perché il Signore ci illuminasse.

La chiesa era piena. Abbiamo detto il rosario, nel corso del quale ho suggerito lunghe riflessioni sui singoli misteri. Al termine del rosario, verso le 17,30, ho pregato la gente di non andare sul Podbrdo. La mia intenzione era quella di separare la curiosità dalla visita di Dio. Nella mia mente e nel mio cuore risuonava continuamente la parola di Gesù: “Negli ultimi tempi si dirà: ‘Ecco qui il Messia’ o ‘Eccolo là’“ (Mc 13,21). Ed ero preso da timore pensando: forse questa situazione e proprio la nostra, perché si va dicendo: “Ecco, la Madonna è qua, la Madonna è là”, ma il popolo rimane il medesimo! C’erano perciò delle difficoltà che avevano lasciato in me il loro segno. Ero triste, quando mi raccolsi in chiesa a pregare. Fu allora che per la prima volta, ho avuto l’impatto con la voce di Dio, che mi diceva:
“Esci fuori, e salva i ragazzi!”.
Stavo leggendo un passo dell’Esodo, che avevo aperto a caso e che parlava dell’angoscia di Mosè. Sedevo sul terzo banco a sinistra, a mezzo metro dal bordo. All’udire quella voce, lascia subito il banco, feci la genuflessione ed uscii fuori: incontrai i ragazzi. Li accompagnai nell’ufficio parrocchiale, mettendoli al sicuro. Poco dopo incontrai la Polizia, che mi domandò se avevo visto i ragazzi. Risposi: “Sì, li ho visti”. Ed essi proseguirono.

Questo fu il primo segno, che mi colpi come segno di Dio. Ma è interessante che esso non fu sufficiente per me. Ero troppo esigente, e dissi: “Finché non ci metto le mie mani, non posso credere”. Ho quasi paura, adesso, di parlare di ciò, ma io sentivo sulle mie spalle una responsabilità tremenda di fronte a Dio, la sentivo anche come parroco. Dicevo: “Signore, questa massa di gente cerca di sapere se questa è opera tua o no. E io li devo consigliare”.
Cosi cominciarono i miei incontri con Dio, che a Medjugorje si manifesta tramite sua Madre, — incontri reali, che mi portarono ad un responsabile cammino in profondità.
Da quel momento ebbi una sola preoccupazione, un desiderio profondo: a tutte le persone che cercano, io debbo dire: “E’ possibile trovare”; a tutte le persone che vengono, io debbo dire: “Non siete venuti su un monte vuoto non siete venuti in una chiesa vuota”. Debbo invitarli ad abbandonare la loro curiosità, e trasformarla in un incontro reale, iniziare a fare ciò che Dio chiede.
Fu così che cominciai a predicare ogni sera, a dire il Rosario prima e dopo la Messa, pregare sugli ammalati. Dio confermò la sua presenza con segni, miracoli, conversioni, guarigioni fisiche.

Fonte:http://medjugorje.altervista.org/doc/pjozo/24-chiesa.php

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