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domenica 19 aprile 2015

Ostensione Straordinaria della santa Sindone a Torino 19 aprile - 24 giugno 2015

Ostensione Straordinaria della santa Sindone a Torino








19 aprile - 24 giugno 2015
La prossima primavera si terrà un’ostensione straordinaria della Santa Sindone. L'ostensione inizierà domenica 19 aprile e terminerà mercoledì 24 giugno 2015, festa di san Giovanni Battista patrono di Torino e onomastico di San Giovanni Bosco; il periodo previsto è più lungo (67 giorni) rispetto a quello di altre esposizioni del Telo.
L’ostensione si terrà nel Duomo di Torino in piazza San Giovanni.
E' possibile prenotare la propria — la prenotazione è obbligatoria e gratuita — al Telo sindonico compilando la richiesta in un'apposita pagina web 

La prenotazione può essere effettuata per visite singole o di gruppo. Al termine del processo di prenotazione verrà rilasciato un codice che, insieme al cognome, si potrà utilizzare per modificare o eliminare la prenotazione.
È possibile ricevere informazioni anche attraverso il call center dell'ostensione, al numero 011.5295550 

Nel giorno della visita del Papa, 21 giugno 2015, il Duomo sarà chiuso, non si possono effettuare visite e non sono possibili prenotazioni. Per partecipare alla Messa non c’è bisogno di prenotare, ma il programma del 21 giugno 2015 non è ancora definito e dunque bisogna aspettare.
Anche per le visite di malati e disabili si dovrà attendere di conoscere il programma della visita del Papa. Tutte le notizie saranno sul sito www.sindone.org.
Gli interessati, possono consultare sul Portale disf.org una pagina sui siti web dedicati alla Sindone

La Sacra Sindone
"Una reliquia insolita e misteriosa, singolarissimo testimone - se accettiamo gli argomenti di tanti scienziati - della Pasqua, della passione, della morte e della risurrezione. Testimone muto, ma nello stesso tempo sorprendentemente eloquente!" [Giovanni Paolo II]
The Holy Shroud - Le Saint Suaire - La Sábana Santa - Heiliges Grabtuch - Плащаница



La Sindone di Torino è un lenzuolo di lino che secondo la tradizione avvolse il corpo di Gesù  schiodato dalla croce e deposto  nel sepolcro. Il termine "sindone" deriva dal greco σινδών (sindon). Si tratta di un lungo telo di lino, sul quale è visibile l'immagine di un uomo che racconta, come in uno specchio, la passione di Gesù descritta  nei Vangeli. [tratto dal Sito di Sindonologia]
La Sindone fotografia di Giuseppe Enrie, 1931. Si nota sia un contrasto dell'immagine molto più marcato dovuto al colore più chiaro del telo (si pensa che le molteplici ostensioni dell'ultimo secolo abbia influito sul suo ingiallimento), sia la presenza dei rammendi apportati nel 1534 dalle Clarisse di Chambéry per rinforzare i fori dovuti alle bruciature dell'incendio del 1532 (tali rinforzi son stati rimossi assieme al supporto posteriore, detto Telo d'Olanda, come è evidente nell'immagine in alto che ritrae la Sindone dopo i lavori di restauro del 2002)
Cenni sulla Storia della Sindone

Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.Matteo, 27, 59-60.
Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto.Luca, 24, 12.
…correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende giacenti, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende giacenti, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non giacente con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Giovanni, 28, 4-8.


Le notizie storiche antecedenti il XIV secolo, anche se non copiose, confermano la tradizione della conservazione dei panni sepolcrali di Cristo, e, pur non potendosi documentariamente collegare in modo assolutamente certo con la Sindone di Torino, integrano tuttavia i dati della ricerca scientifica fatta sul lenzuolo:

  • 544    A Edessa (oggi Urfa, Turchia) è conservata una straordinaria immagine "non fatta da mano d’uomo", che molti studiosi identificano con la Sindone, ripiegata in modo tale da presentare all’osservazione il solo volto.
  • 944    L’immagine di Edessa viene trasferita a Costantinopoli dove sarebbe stata distesa, permettendo la visione completa del corpo.
  • 1204  Nell’occupazione di Costantinopoli ad opera dei Crociati molte reliquie vengono disperse. Esistono testimonianze scritte di Crociati che dicono di avere visto "la Sindone del Signore".
  • 1205  (1 agosto) Teodoro Angelo, della famiglia del deposto imperatore di Costantinopoli, scrive al papa Innocenzo III lamentando le spoliazioni subite dalla città ad opera dei Crociati, ed in particolare chiedendo la restituzione della Sindone del Signore, che gli risulta conservata ad Atene.
I primi documenti che conosciamo relativi alla storia della Sindone di Torino si riferiscono agli anni intorno al 1356, quando Geoffroy de Charny, all’epoca figura di grande rilievo nel Regno di Francia, depositava presso la chiesa da lui stesso fondata a Lirey in Francia il lungo lenzuolo di lino sul quale si poteva vedere quella che venne subito ritenuta l’impronta di Cristo crocifisso e morto.
Tuttavia, anche se per quanto riguarda il periodo precedente alla comparsa in Francia non si ha alcuna certezza, si sono elaborate ipotesi interessanti, che suggeriscono affascinanti piste di ricerca. Esistono, infatti, antiche testimonianze, piuttosto generiche ma abbastanza concordanti, circa la possibile conservazione del corredo funerario di Cristo.
Una tesi sulla quale si lavora da alcuni anni ritiene che la Sindone possa in qualche modo essere collegata al venerato “Mandylion” di Edessa, un tessuto che la tradizione fa risalire al periodo di Cristo, sul quale Gesù avrebbe miracolosamente impresso il proprio volto. Questo perché ricerche su antiche fonti fanno pensare che il “Mandylion” custodisse non solo la figura di un volto, ma anche quella di un corpo. Alcuni testi della fine del primo millennio affermano poi che la formazione dell’impronta fosse da mettere in relazione alla Passione di Cristo, in particolare al sudore e al sangue del Getsemani.
Si ipotizza quindi che il “Mandylion”, pur conservando l’impronta di un intero corpo, sia stato ripiegato in modo da offrire alla vista solo il volto. In questo modo l’ipotesi di un'identità tra “Mandylion” e Sindone diventa suggestiva, anche se al momento non si può certo dire provata e rimane come una promettente pista di ricerca.
Il “Mandylion” fu trasferito nel 944 a Costantinopoli, dove è anche ricordata la presenza dei lini sepolcrali di Cristo. In particolare un crociato, Robert de Clari, ha scritto di aver visto tra il 1203 e il 1204 una sindone contenente l’impronta del corpo di Gesù, scomparsa in seguito al saccheggio della città. Dai dati che abbiamo non possiamo con certezza affermare che si trattasse della stessa Sindone che apparirà più tardi in Francia. Ma la notizia è molto interessante in quanto documenta con certezza l’esistenza di una Sindone figurata a Costantinopoli nel XIII secolo.
Nell'ipotesi che la Sindone descritta da Robert de Clari sia la stessa che giungerà in Francia centocinquant'anni dopo, si sono battute molte piste di ricerca per ricostruire un percorso plausibile, sulla base delle labilissime tracce documentali a noi note.
Due sono le ipotesi che godono di maggiore diffusione. Quella legata ad un possibile intervento dei Templari poggia su basi documentarie assai labili e pare al momento difficilmente percorribile.
La seconda, più interessante, presuppone un passaggio in Grecia, dove vi furono insediamenti importanti di feudatari latini, compresi i nostri Charny. È molto interessante, anche se purtroppo non pervenutoci in originale, un documento che localizza la Sindone ad Atene nel 1205. La notizia si armonizza abbastanza bene con altri indizi relativi ad un possibile soggiorno in Grecia della Sindone.
Dalla metà del XIV secolo, quando la Sindone che nel 1578 giungerà a Torino comparve in Europa, ne possediamo una storia documentata. Il periodo della permanenza a Lirey è infatti accompagnato da un significativa presenza di fonti che testimoniano l’interesse immediato suscitato dalla sua comparsa, pur tra le questioni e perplessità suscitate dall’insolito e particolare oggetto. Da allora sino ad oggi se ne possono ricostruire con certezza spostamenti e vicissitudini, in modo da escludere la possibilità che vi sia stata una qualsiasi sostituzione. Anche perché i documenti trecenteschi sono accompagnati da una fonte iconografica che permette l’identificazione certa tra quel Lenzuolo e quello conservato oggi a Torino.
Ceduta dall’ultima discendente di Geoffroy de Charny ai Savoia nel 1453, la Sindone rimase di loro proprietà sino al 1983, quando venne destinata per testamento da Umberto II di Savoia alla Santa Sede. Nel 1506, anno in cui ne vennero approvati il culto pubblico e l’ufficio, la Sindone fu stabilmente riposta nella Sainte-Chapelle di Chambéry. Qui, la notte del 4 dicembre 1532, scoppiò l’incendio dal quale il Lenzuolo fu salvato a fatica, ma non prima che si verificassero i danni ancor oggi ben visibili, anche se riparati dalle Clarisse nel 1534.
Tornata a Chambéry dopo il lungo peregrinare dovuto alle guerre che interessarono lo stato sabaudo, venne portata a Torino dal duca Emanuele Filiberto. Nel 1694 il Lenzuolo fu definitivamente collocato nella Cappella del Guarini, dove è stato per trecento anni, salvo alcuni periodi nei quali fu messo al sicuro da pericoli bellici. Nel 1993, per permettere i restauri della Cappella, la Sindone venne trasferita nella teca dietro l’altar maggiore del Duomo. Di qui è stata asportata la notte dell’11 aprile 1997, a seguito dell’incendio che ha gravemente danneggiato la Cappella del Guarini, ed ha anche minacciato l’integrità del Lenzuolo, rimasto comunque fortunatamente indenne.
L’esistenza della Sindone è stata scandita dalle ostensioni, sino all’inizio del Settecento periodiche, ed in seguito celebrate solo più per solennizzare eventi dinastici o di particolare rilievo. Nell’Ottocento le ostensioni furono ancora più rare. Nel 1804 ebbe luogo una esposizione privata alla presenza del Papa Pio VII che si fermò a Torino durante il viaggio per recarsi ad incoronare Napoleone. Lo stesso pontefice, 11 anni dopo, durante il periodo dei “100 giorni” fu di nuovo a Torino dove partecipò ad una solenne ostensione pubblica il 21 maggio 1815.
Nel frattempo il ritorno dei legittimi Sovrani negli Stati sabaudi era stato celebrato con un'ostensione il 20 maggio 1814.
Dopo l’ostensione del 1822, voluta da Carlo Felice per impetrare la protezione celeste all’inizio del suo regno, furono celebrate quelle del 1842, in occasione delle nozze del futuro re Vittorio Emanuele II con Maria Adelaide d’Austria e del 1868 per le nozze di Umberto (I) con la principessa Margherita di Savoia. Durante questa ostensione la principessa Clotilde, moglie del nipote di Napoleone, Joseph-Charles-Paul detto il Principe Gerolamo, sostituì la fodera nera che era stata posta nel 1694 con altra di colore cremisi. Circa l’ostensione del 1842 abbiamo una notizia, giunta attraverso la breve nota di un giornale di divulgazione, secondo la quale vi sarebbe stata l’intenzione di riprodurre con il dagherrotipo la Sindone, ma le condizioni ambientali ne impedirono l’esecuzione.
Solo nel 1898, durante l'ultima ostensione dell'Ottocento, si poté eseguire la prima fotografia della Sindone, ad opera di Secondo Pia.
Il Novecento ha conosciuto cinque ostensioni pubbliche: 1931, 1933, 1978, 1998 e 2000, a cui si deve aggiungere quella televisiva del 1973.
Numerose sono state le ostensioni private, a scopo di studio e per particolari occasioni, tra le quali quella del 1981 per il viaggio di papa Giovani Paolo II a Torino. Il Papa è poi tornato a venerare la Sindone il 24 maggio 1998, quando pronunciò un memorabile discorso sul suo significato per il credente e lo scienziato, che rappresenta il fondamento per lo sviluppo della ricerca e della pastorale sindonica nel nuovo millennio.
Nel 2002 ha avuto luogo lo storico intervento conservativo sulla Sindone, con l'asportazione delle toppe cucite dalle Clarisse di Chambéry e la sostituzione del Telo d'Olanda di supporto.
[tratto dal sito del Centro Internazionale di Sindonologia]

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